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Fibrillazione ventricolare ed arresto cardiaco

 

La fibrillazione ventricolare è un’aritmia gravissima, che comporta l’arresto cardiaco e la morte della persona, a meno che non si intervenga con uno shock a corrente continua erogato da un defibrillatore esterno o impiantato.

Effettivamente la fibrillazione ventricolare è la causa più frequente di morte improvvisa, evento che colpisce nel mondo occidentale mediamente 1 persona l’anno ogni 1000 abitanti.

La causa della fibrillazione ventricolare è, nella maggioranza dei casi, una ischemia miocardica acuta, e purtroppo tale aritmia è una delle presentazioni cliniche dell’infarto miocardico e sicuramente la causa principale di morte per infarto.

La mortalità per questo tragico evento può essere ridotta mediante strategie di defibrillazione precoce e di rianimazione cardiopolmonare esercitata anche da personale non medico che assista all’evento.

La fibrillazione ventricolare può anche verificarsi, in genere come degenerazione di tachicardia ventricolare, nell’ambito di cardiopatie croniche avanzate, come negli esiti di grossi infarti miocardici e nei pazienti con insufficienza cardiaca grave. Quando esista, secondo criteri noti, un rischio sostanziale di questo evento, è indicato l’impianto di un defibrillatore automatico impiantabile (ICD)

Esistono infine alcune malattie genetiche, che interessano per lo più i canali ionici della membrana cellulare ove transitano gli ioni in ingresso ed in uscita della cellula, che presentano predisposizione a fibrillazione ventricolare ed arresto cardiaco, o ad aritmie ventricolari gravi che causano sincope (sindrome del QT lungo, malattia di Brugada, tachicardia ventricolare catecolaminergica, displasia aritmogena del ventricolo destro…)